
L'interno è trecentesco (poi rimaneggiato nel '500)

L'affresco ritrae la Madonna e i santi Giovanni e Paolo,
portando la data del 1498
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L'Interno
Sull’altare maggiore vi era una pala, ora conservata in altro luogo, raffigurante
San Giovanni con Sant’Adalberto che tiene in mano una chiesa e San Nicolò opera di Hieronimus
Redolphis datata 25 marzo 1551. nel 1670 la chiesa aveva tre altari consacrati: il maggiore in onore
di San Giovanni con la pala del Ridolfi, a sinistra quello della SS. Trinità con figure dipinte
alla parete, a destra l’altare di Santa Lucia con la pala di tavole dipinte. Il recente restauro
dell’interno della chiesa, realizzato a cura della Soprintendenza per i Beni ambientali,
architettonici, archeologici, artistici e storici del Friuli Venezia-Giulia, ha valorizzato gli
affreschi esistenti ai lati dell’arco che divide il presbiterio dalla navata. A sinistra lo stacco di
una lacunosa Crocifissione cinquecentesca, che ricopriva quasi completamente il semiarco, ha messo in
luce un affresco di Santa Lucia, in simmetria con il Santo Vescovo posto alla destra dell’arco che
potrebbe raffigurare Sant’Adalberto o San Nicolò, opere del sec. XIV che forse si possono
attribuire a Pietro da San Vito. Il restauro ha inoltre evidenziato la fascia decorativa
cinquecentesca, fortunatamente integra nella sua continuità, e gli intonaci pure
cinquecenteschi ora completamente messi a luce.
Nel Trecento venne decorato l’arco trionfale rimesso parzialmente in luce dal
recente restauro, nel 1498 venne decorata la parete di fondo dell’abside (rimasta indenne nel crollo) e
agli inizi del Cinquecento risalgono una frammentaria Crocifissione, sempre sull’arco trionfale, e la
decorazione che percorre le pareti, della navata e dell’abside, comprendente le croci di consacrazione
su una fascia a finto legno. A conclusione dei lavori di restauro la chiesa di San Giovanni è
stata riaperta al culto il 23 giugno 1996 ed è officiata nelle ricorrenze di San Giovanni
Battista e Santa Lucia. La chiesa inoltre ospita anche manifestazioni culturali.
Sulla parete di fondo dell’abside vi è un affresco che rappresenta la
Madonna col Bambino tra San Giovanni e San Paolo e riportante la seguente scritta:
"QVESTA OPERA A FATO
FAR / TOMA DE BORA E
MATIO DE / MART…
IPLIS CVLAVDE / CVLAV
PIZOL ESENDO / CAMERARI
1498 / OTUBRIO ".
L’iscrizione se ci tramanda i nomi dei committenti e l’anno di esecuzione
dell’affresco, è priva del dato più interessante, quello riguardante il suo autore. La
disposizione delle figure, tuttavia, e l’uso di colori accesi, di ascendenza veneta, quali i rossi, i
blu, i verdi, il viola, non lasciano ombra di dubbio sul fatto che si tratti di opera riconducibile
all’ambiente udinese di fine Quattrocento, più propriamente a quello di Giovanni Martini o a
quello che, impropriamente, va sotto il nome di "tolmezzino".
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