Capitolo I

Il Duomo di Cormòns

 

A chi, sostando ai piedi della scenografica scalinata, si sofferma a guardare il Duomo di Cormòns, non possono non suscitare un sentimento di stupore l’imponenza dell’alta facciata e l’ampiezza del grande portale centrale che immette all’interno della Chiesa (1), la quale, come è noto a tutti, è stata riedificata tra il 1753 ed il 1770 nell’attuale struttura sul sedime di una precedente più antica e modesta costruzione (2)

Questo attuale tempio, come del resto quello precedente, è dedicato a S. Adalberto, Vescovo di Praga e Martire in terra di Prussia.

Questa nostra Chiesa, in buono stile barocco, fu realizzata per la ferma volontà e con l’aiuto finanziario dei fedeli cormonesi di allora. (3) Alla facciata hanno lavorato anche i capimastri cormonesi Amadio Cibeu, Eugenio Ferrarin e Vincenzo Zorzut. (4)

Pre Tite Falzari, nel suo opuscolo intitolato "Le Chiese di Cormòns", ci informa che il fabbro cormonese Maghet eseguì ed installò lo stellone in ferro, che ancora oggi orna l’ogiva sovrastante il Portale principale, in occasione della consacrazione a sacerdote di suo figlio Carlo, che il 27 giugno 1770 celebrò la sua prima messa nella rinnovata Chiesa.

Falzari dice che in quel lontano 27 giugno 1770 i festeggiamenti per l’inaugurazione della facciata continuarono fino a tarda sera e si chiusero con fantasmagorici fuochi d’artificio fabbricati dal Vicario di Borgnano Don Tomat, che per la sua arte la gente simpaticamente amava chiamare "Pre Fusette."

Di Sant’Adalberto, il nostro Duomo ci offre tre raffigurazioni iconografiche, che, per quanto se ne sa, sono le sole esistenti in Italia. (5) Di queste tre raffigurazioni iconografiche, due sono statue, mentre la terza è un affresco.

La prima statua si trova sulla facciata esterna ed è inserita nell’ apposito incavo situato sopra la porta, alla sinistra di chi guarda, del Portale principale. Questa statua, come appare da un documento manoscritto trovato di recente nell’archivio parrocchiale (6), fu collocata il 23 aprile 1897 in occasione della celebrazione del IX centenario del Martirio del Santo ed è opera dello scultore Girolamo Fieschi, che realizzò pure l’altra statua alloggiata sopra il portone piccolo alla destra della facciata del Duomo, per chi guarda, e raffigura S. Filippo Neri, che, quale antico patrono familiare dei nobili Del Mestre, è stato in seguito assunto anche quale Patrono della comunità civile di Cormòns.

Non raffigura S. Adalberto, ma S. Filippo Neri, il quadro attualmente custodito nella sacrestia del Duomo e che riporta la raffigurazione del precedente Duomo.

La seconda statua, in stile settecentesco, di buona fattura e realizzata in marmo di Carrara, riproduce, con sembianze di evidente immaginazione artistica, il Martire. Essa è collocata all’interno del Duomo ed è posta sulla sinistra dell’altare maggiore, per chi guarda. Non conosciamo il nome dell’artista, che la scolpì verosimilmente alcuni anni dopo la ricostruzione del Tempio. (7)

Opera, invece, di Leandro Righi è l’affresco che orna in posizione mediana l’alto soffitto della nostra Chiesa maggiore e che vuole ricordare l’episodio del martirio subito da S. Adalberto il giorno di venerdì 23 aprile dell’anno 997. (8) Il Santo Martire è qui raffigurato nell’atto di essere colpito a morte dalle lance dei suoi carnefici, mentre sopra di lui si aprono i cieli e appare la Santa Vergine per accoglierlo nella gloria eterna, meritata con l’estrema testimonianza del martirio.

Da quanto si sa, pare si possa affermare che oggi in Italia solo a Cormòns è dato trovare una Chiesa dedicata a S. Adalberto, cui, invece, sono intitolate numerose Chiese nei paesi slavi, in Polonia, in Ungheria, in Germania e nei territori della ex Repubblica Cecoslovacca; regioni nelle quali il Santo è molto venerato e conosciuto e nelle quali ebbe inizialmente a diffondersi il suo culto.

Questo martire è conosciuto e pregato anche in Russia, unico fra i santi di stirpe latina.

Dal giorno della sua morte, il culto del Santo Vescovo di Praga, che venne ucciso nel primo pomeriggio di un giorno di primavera dalle lance pagane in una sperduta landa dell’allora ancora barbara Prussia, si sparse immediatamente a macchia d’olio nell’Europa centrale ed in quella occidentale, giungendo fino a queste nostre dolci pendici del Monte Quarin portato, forse, da umili pellegrini nordici reduci da pellegrinaggi fatti sulla sua tomba in terra polacca, o da monaci benedettini fratelli per voto, o da regali personaggi che lo conobbero e l’amarono.

In pochi anni vennero dedicate alla sua memoria molte Chiese, tra cui quelle a Aix-la Chapelle in Francia, a Liegi in Belgio, ad Aquisgrana in Germania, a Roma sull’isola Tiberina.

Nei pressi di Ravenna esiste tutt’oggi un paese chiamato S. Alberto, evidente contrazione dell’originario nome S. Adalberto.

In Ungheria, che vide una appassionata opera di evangelizzazione promossa dal Vescovo Santo, fin dal 1010 è dedicata al suo culto la Cattedrale di Esztergom, quando questa città era la capitale del regno d’Ungheria sotto lo scettro di S. Stefano che, come affermano alcune fonti, pare sia stato battezzato proprio da S. Adalberto il quale convertì al Cristianesimo, battezzandolo, anche il padre di lui Reza, che fu il primo principe cristiano degli Ungari .

Fu attraverso le conversioni di Reza e di suo figlio Stefano, che si fecero cristiani i temibili e barbari Ungari, i quali appena 50 anni prima del martirio del nostro Patrono scorrazzavano come flagello di Dio in queste nostre contrade friulane ridotte dalle loro scorribande a lande desolate.

In Polonia il sacrificio di S. Adalberto, ed il suo conseguente culto, fu l’occasione per la costituzione del primo arcivescovato polacco, quello di Gniezno, e ciò rappresentò in termini politici la concreta emancipazione del giovane stato polacco dalla tutela germanica. In sostanza, si può dire che la nascita della Polonia come stato indipendente fu battezzata dal sangue del martirio del nostro Santo Patrono.

E se oggi sul soglio di Pietro siede un Papa polacco, un qualche merito va anche ascritto a quel sangue che la Divina Provvidenza volle fosse versato mille anni fa in quelle lontane terre dal nostro Santo Patrono.