Capitolo II

LE FONTI BIOGRAFICHE

 

Al paragrafo secondo del "Commentarius praevius" degli "Acta Sanctorum", Tomo terzo del mese di Aprile, edito a Parigi nell’anno 1886, troviamo scritto che "nell’epoca stessa in cui S. Adalberto, dopo aver subito il martirio, si manifestava con miracoli, non mancarono coloro che presero ad investigare sulla sua vita e a trascriverne le gesta, per offrire a tutti notizie più certe, dei quali fra tutti due eccelsero. Di essi, l’uno prese a scrivere già da subito ai tempi dell’Imperatore Ottone III, l’altro sotto il suo successore l’Imperatore S. Enrico."

Questa annotazione ci fa sapere che due sono le biografie più antiche riguardanti la vita del Santo Patrono ed entrambe sono riconducibili alla quasi contemporaneità degli avvenimenti narrati.

La più remota, che è stata scritta imperante ancora l’imperatore Ottone III, viene comunemente chiamata "Vita".

Chi si è occupato ex professo della questione è propenso ad attribuirla alla penna di un monaco benedettino del Monastero romano dei SS. Alessio e Bonifacio, certo Caneparius, il quale era vissuto per alcuni anni con S. Adalberto nel periodo in cui egli si rifugiò a Roma nel medesimo Monastero. Questo monaco conobbe anche Gaudenzio, fratello di S. Adalberto, dal quale verosimilmente ebbe le notizie di prima mano e certo veritiere.

Questa biografia, scritta con prosa sobria e precisa, pare sia stata composta addirittura due anni dopo la tragica morte del Vescovo, cioè nel 999, e forse venne redatta per l’occasione della canonizzazione di S. Adalberto avvenuta prima del 2 dicembre di quell’anno sotto il pontificato di Silvestro II (o di Gregorio V che era deceduto sempre nel 999).

L’altra biografia, quasi coeva alle vicende, è senz’altro da attribuirsi alla penna sciolta ed accurata di Bruno de Quefurt (9) ed è comunemente nota come "Vita Alia".

Di questa abbiamo due recensioni, delle quali la prima, che è la più lunga, fu redatta o in Italia o in Germania prima del 1004, mentre la seconda venne scritta in Polonia intorno all’anno 1008 e contiene fatti nuovi non riportati nella prima, soprattutto per quanto riguarda alcuni episodi della vita di S. Adalberto riferibili al periodo praghese, in quanto la fonte delle notizie appaiono essere prevalentemente i ricordi del governatore della Città Radla e del Preposto del Capitolo della Cattedrale Velich-Vilicon.

Accanto alle biografie sopra ricordate, tra le opere primigenie merita di essere menzionata, per il suo valore, anche la "Passio Sancti Adalberti Martyris", opera scritta verso il 1018 in un’epoca in cui i resti del corpo del Santo Martire erano ancora custoditi nella Cattedrale di Gniezno, da dove vennero trasferiti nel corso di drammatiche vicende a Praga solo nell’anno 1038. L’autore è certamente un tedesco e ciò che scrive fa supporre che egli soggiornò abbastanza in Polonia, dove ebbe modo di reperire numerose notizie, ancora fresche nella memoria dei contemporanei, soprattutto sulle circostanze specifiche della morte del Vescovo. Questa opera, infatti, è molto importante, avendoci conservato il maggior numero di particolari del martirio.

Per la redazione del presente lavoro, chi scrive ha attinto in modo speciale a tutte le opere sopra ricordate, avendo tralasciato per molte ragioni di prendere in considerazione anche altri testi, pur antichi, ma sostanzialmente di minor valore storiografico, perché notevolmente più tardi rispetto agli avvenimenti e, quindi, meno attendibili storicamente. Così come ha ignorato alcune biografie moderne di autori tedeschi e Polacchi, non certo per disinteresse o non validi, ma forzatamente per l’osticità della lingua. Ha inteso, invece, dare un qualche spazio ad un opera puramente agiografica sulla vita del Santo, abbastanza recente, che si trova nelle vite dei Santi dell’Ordine di S. Benedetto - Tomo II edite a Venezia nel 1727 e che ha per titolo "La Vita di S. Adalberto Apostolo di Polonia, Ungheria, Boemia, Russia e Martire"; ciò per l’atmosfera mistica che la pervade e per il piacere di riportarne alcuni passi.

Per carenza di capacità, poi, chi scrive non si affatto avventurato in nessun tentativo di critica delle fonti.