CAPITOLO III

Gli Slavi, la Polonia e la Boemia

ai tempi di S. Adalberto.

 

In mille anni di storia, quanti ormai sono quelli che ci separano dagli avvenimenti del martirio, la geografia politica dell’Europa è andata continuamente modificandosi e certo quella di oggi non corrisponde affatto a quella dell’epoca di S. Adalberto.

Le regioni dell’Europa, che videro lo svolgersi delle vicende terrene e finali del Santo Vescovo di Praga, all’epoca degli avvenimenti, come del resto lo sono ancora oggi, erano abitate da popolazioni di stirpe slava, il cui attestarsi in quelle terre non fu che la conclusione di un lungo processo di avvicinamento dalle più remote regioni orientali situate tra la Vistola ed il Dnieper, da cui le primitive tribù mossero, seguendo il corso dei fiumi, verso il Danubio, il Mar Nero e le regioni balcaniche.

Quando, poi, le popolazioni germaniche delle coste baltiche presero a muoversi verso Sud attorno al VI secolo, gli slavi oltrepassarono la Vistola e l’Oder e occuparono le terre fino alle coste del Mar Baltico.

Con l’invasione dell’Ungheria da parte degli Ungari, le popolazioni slave del Nord rimasero separate da quelle che a Sud avevano occupato la penisola balcanica e da allora queste ultime sono indicate come iugoslave, cioè Slavi del Sud.

Fin dal VI secolo, i Cechi e gli Slovacchi si insediarono definitivamente nella Boemia, in Moravia e nella Slovacchia, dove da allora abitano ininterrottamente. Tra le numerose tribù di razza slava che occuparono le coste baltiche, la più potente ed importante era quella dei Polacchi, la cui presenza finì per imporre a quelle terre il nome alla regione stessa.

La nazione polacca compare come realtà statuale organizzata sulla ribalta della storia solo verso la fine del secolo X e la nascita dello stato polacco è coeva alle vicissitudini del nostro Santo e fortemente connessa alle conseguenze del suo martirio. Esso si formò politicamente come nazione autonoma per la prima volta, quando, all’indomani del martirio, le spoglie del Martire vennero a peso d’oro riscattate dai pagani Prussiani dal duca polacco Boleslao il Coraggioso e trasferite con solenne processione a Gniezno. A seguito di questa traslazione fu creata la nuova Diocesi polacca di Gniezno e questo fatto costituì l’inizio dell’autonomia politica della Polonia. Infatti, secondo la concezione di allora una nazione acquisiva il diritto alla propria indipendenza, quando poteva vantare un santo protettore proprio, che la legittimasse presso Dio come potente intercettore.

Il culto del santo patrono, che è immancabile in ogni nazione e città d’Europa, trae origine da un antico istituto giuridico romano, con il quale si esprimeva il rapporto di fedeltà e di dipendenza del cliente verso il suo patrono, che svolgeva la funzione di intercessore, di intermediario e tutelava gli interessi della comunità, alla quale era dedicato il suo servizio. Il santo protettore eredita le funzioni dell’antico patrono perché intercede in cielo presso Dio e media tutte le necessità della comunità che a lui si affida. Se poi il santo patrono che intercede è un martire, questi diventa il sicuro ed unico presidio della comunità che lo invoca.

Un’eco di tutto ciò possiamo riscontrala nel racconto che il cronista medievale Gallo l’Anonimo fa a proposito del pellegrinaggio compiuto nell’anno 1000 dall’Imperatore Ottone III sulla tomba di S. Adalberto sotto gli occhi del duca polacco Boleslao il Coraggioso.

Scrive il cronista: "Noi riteniamo che quanto si dirà non debba essere ignoto ai posteri. Ai tempi di Boleslao, l’Imperatore Ottone pervenne presso la tomba di S. Adalberto per onorarne i resti e ottenere suo tramite il perdono di Dio e, nel contempo, per conoscere il nobile duca, come è possibile leggere nella Passione del martire. Boleslao accolse lui con molto onore e magnificenza, quanti si addicevano nel ricevere un re, un imperatore del popolo romano ed un ospite tanto illustre. Preparò egli l’accoglienza in modo prodigioso disponendo in cerchio gruppi di soldati e di signori su una grande piazza. I gruppi erano tra loro differenti per la diversità dei colori dei vestimenti per nulla rozzi, ma nella foggia di molte preziosità, come non è dato al mondo trovare.....Presa visione della gloria, della potenza e delle ricchezze del duca, l’imperatore disse ammirato: Giuro sopra la corona del mio impero che ciò che io vedo oltrepassa la fama che mi era nota. E soggiunse dopo aver ascoltato i consigli del proprio seguito: Non appare giusto che un così nobile e grande uomo venga chiamato duca o conte come un signore qualunque; deve piuttosto essere cinto con corona su trono regale. Toltasi dal capo la corona imperiale, la offerse a Boleslao quale segno di fratellanza e donò anche, come stendardo per la vittoria, la lancia di S. Maurizio con un chiodo della croce del Signore. In cambio, Boleslao gli offerse in dono un braccio di S. Adalberto. L’amicizia che in quel giorno li unì fu così forte che l’imperatore considerò il duca come fratello e alleato dell’Impero e gli concesse il nome di amico e alleato del popolo romano. A riguardo, poi, degli onori ecclesiastici, pose sotto il potere di Boleslao e dei suoi eredi tutto ciò che non faceva parte dell’Impero nel regno di Polonia e nelle altre regioni pagane già sottomesse o da conquistare. Silvestro, Papa della Santa Romana Chiesa suggellò questo accordo".

Al momento del martirio di S. Adalberto la Polonia era già cristianizzata da alcuni decenni.

Sempre dagli scritti del cronista Gallo l’Anonimo, sappiamo che alcuni pellegrini cristiani furono inviati dalla Moravia colà da S. Metodio venendo bene accolti da una famiglia di contadini Polacchi, i Piast, che per loro merito si convertirono. Da un discendente di questa famiglia nacque il principe Miesko, padre di Boleslao il Coraggioso.

Il cronista racconta ancora che questo principe, nato cieco, riacquistò la vista all’età di sette anni e la prodigiosa guarigione venne attribuita al miracolo conseguente alla conversione dei suoi parenti.

Questo principe si imparentò poi con il principe boemo Boleslao I, di cui sposò la figlia Dobrova, cristiana anch’essa.

Le vicende storiche e politiche della Polonia sono in quei tempi strettamente legate a quelle della Boemia, anche per intrecci dinastici, e S. Adalberto nacque boemo.

Le terre dei Cechi, cioè la Boemia e la Moravia, negli anni in cui nasceva Adalberto facevano già parte dell’impero germanico reso potente dopo la riorganizzazione operata dall’Imperatore Ottone I ed erano entrate nell’orbita politica del monarca sassone fin dai tempi del principe boemo Venceslao, il quale realisticamente preferì la tutela germanica, piuttosto che lo scontro frontale con essa.

Venceslao, giovane ed intelligente principe cristiano, morì assassinato in giovane età per mano del fratello e subito dai sudditi gli fu attribuita la fama di santo, che superò ben presto quella della nonna Ludmila, anch’ella martire di Cristo. (10)

Anche i Cechi poterono così contare su un proprio Santo Protettore e ciò fece loro guadagnare onore e stima nel consesso delle nazioni cristiane, tanto che, alcuni decenni dopo il martirio del Principe Venceslao, avvenuto intorno all’anno 930, Praga divenne sede di un Vescovato autonomo.