Capitolo XII

Le Chiese e le reliquie


Sappiamo che all’indomani della tragica morte del Santo Vescovo furono erette in tutta Europa molte chiese intitolate al Martire e molte sue reliquie vennero donate dall’imperatore Ottone III a queste Chiese. Nel caso di S. Adalberto non ci fu il lucroso commercio delle reliquie, vere o false, che invece fu caratteristica di quei secoli per tante altre situazioni. Tutte le cronache del tempo, infatti, tengono a precisare che le parti del corpo che furono sottratte a Gniezno e portate altrove vennero spontaneamente offerte dal duca Boleslao all’imperatore Ottone III, il quale provvide a dotare le numerose chiese da lui fatte edificare con quelle reliquie.

Ottone III ottenne di portare con sé il teschio del martire ed un braccio e queste reliquie devotamente pose nelle chiese da lui fatte edificare in onore dell’amico.

Tra queste, ne fu eretta una nel 999 ad Affile, nel presi di Subiaco, in una località detta Cicerara, sopra una antica cisterna romana. La Chiesa, dedicata ai Santi Michele, Benedetto ed Adalberto, venne eretta in un luogo recentemente identificato in base al registro del monastero subiacense dall’Abate Ordinario di Subiaco Mons. Stanislao Andreotti.

Una seconda chiesa, forse un oratorio, venne consacrato nel 1001 in un’isola, formata allora dal delta del Po, detta Pereum, vicino a Ravenna, dove oggi esiste un paese denominato S. Alberto.

Ma le due Chiese senz’altro più famose, che vennero erette su iniziativa di Ottone III e dedicate alla memoria del Martire prussiano, furono quelle di Aquisgrana in Germania e l’altra sull’Isola Tiberina a Roma. La prima venne fatte erigere dall’Imperatore presso un monastero femminile benedettino e, come ci risulta da una tardiva cronaca del 1632, conservava una parte del cranio che Ottone III aveva ricevuto in dono a Gniezno da Boleslao il Coraggioso.

Ma pare che questa parte del cranio andò perduta, mentre il teschio che fu rinvenuto il 1° settembre 1475, ancora oggi esistente e conservato nella Chiesa, non pare possa essere attribuito a quello di S. Adalberto.

Nel 1038, durante un’incursione militare dei Boemi nella città di Gniezno, il duca boemo Bretislav I fece aprire la tomba e trasferì le reliquie a Praga, dove furono solennemente accolte il 23 agosto dello stesso anno. Queste spoglie vennero riposte in una cappella della Cattedrale dopo l’ampliamento della stessa che fu deciso dal duca Spytihèv II e non furono danneggiate dall’incendio che devastò la cattedrale stessa nel 1091.

La tomba di S. Adalberto a Praga venne arricchita più volte nel corso dei secoli con ornamenti ed opere d’arte. Nel 1346 fu effettuata una ricognizione delle reliquie da parte dell’Arcivescovo di Praga Ernesto di Pardubice ed una seconda ricognizione fu fatta nel 1396. Quando secoli dopo, all’inizio dei lavori per il completamento della cattedrale effettuati nel 1820, le reliquie vennero rimosse dalla tomba, fu aperta la cassa che le conteneva e l’involucro che l’avvolgeva aveva ancora intatti i sigilli del 1396.

Ora le sacre reliquie si trovano sopra l’altare della cappella detta Vlasimska.

Le vicende delle reliquie sono abbastanza complesse.

Da una cronaca del 23 febbraio 1127 sappiamo che nel castello di Gniezno fu rintracciato il cranio di S. Adalberto e ciò avvenne dopo che i Boemi ebbero asportato a Praga il corpo del Martire. Lo storico del XV secolo Dlugosz riporta la notizia che durante l’incursione boema del 1038 alcuni canonici nascosero il corpo di S. Adalberto e consegnarono al duca boemo Bretislav il corpo del fratello di lui, Gaudenzio.

Oggi il presunto cranio del santo vescovo è conservato in un reliquiario chiuso con vetro custodito nella Cattedrale di Gniezno, dove sono conservate anche altre reliquie del martire.

L’altra chiesa famosa, dove Ottone III ripose reliquie di S. Adalberto, è quella che si trova a Roma sull’Isola Tiberina e che attualmente è dedicata a S. Bartolomeo, in quanto custodisce sotto l’altare maggiore le presunte reliquie di questo Santo.

A Roma l’Imperatore germanico portò un braccio del martire, dono di Boleslao e lo fece deporre nella chiesa da lui fatta costruire ed inizialmente dedicata a S. Adalberto.

Nel 1973, in occasione del millenario della Diocesi di Praga, furono fatti alcuni restauri in questa chiesa, ed in particolare fu restaurato l’altare, dove si pensava fossero state riposte le reliquie del martire praghese. Nel corso dei lavori si pensò di aprire la cassetta contenente le reliquie, dopo ottenuto il permesso dall’allora Vicario Generale Cardinale Ugo Poletti. L’intento era di verificare se effettivamente la cassetta conteneva reliquie del santo, perché si sosteneva che tutte le reliquie fossero a Gniezno o a Praga ed in questa città nel 1975 fu iniziata una ricognizione scientifica delle reliquie ivi esistenti.

Così, il 13 ottobre 1975 si procedette all’apertura della cassetta conservata nella chiesa dell’Isola Tiberina, sulla quale si trovava la seguente iscrizione risalente al XVIII secolo: "De corpore Sancti Adalberti episcopi et mart. Et de corporibus ss. Martyrum Esuperantii et Marcelli". Su questa cassetta erano apposti tre diversi sigilli; due risalivano agli anni 1841-1876, il terzo agli anni 1913-1931. Ciò testimoniava che la cassetta era stata aperta più volte nel corso degli anni.

All’interno della cassetta furono rinvenuti alcuni documenti, dai quali si poté apprendere che ci furono nel corso degli anni molte aperture, tutte fatte per estrarre le reliquie, alcune di S. Adalberto, altre degli altri Santi. In particolare, si appurò che la cassetta venne aperta il 14 giugno 1713, il 22 gennaio 1852, l’8 aprile 1958, il 25 luglio 1867, l’11 maggio 1970,il 27 luglio 1874, il 29 novembre 1928, e questa volta per consegnare al Cardinale polacco Augusto Hlond una reliquia da portare a Gniezno.

Da qui la notizia che il braccio portato da Ottone III nell’anno Mille venne restituito a Gniezno nel 1928.

Nella cassetta, inoltre, erano riposti quattro involucri contenenti reliquie "mixtim, ovvero appartenente a varie persone riunite assieme. Dalla cassetta venne prelevata una reliquia ritenuta appartenente a S. Adalberto ed individuata, fra le altre, dal diverso colore delle ossa, e venne inviata a Praga perché si compissero su di essa alcuni esami in concomitanza agli esami che venivano effettuati in quella città sulle reliquie di S. Adalberto ivi esistenti.

Così nel 1980 una commissione di esperti guidata dal dr. Emanuel Vicek, antropologo del Museo Nazionale di Praga, esaminò tutte le reliquie di S. Adalberto che aveva, compreso il frammento romano. I risultati della ricognizione scientifica, condotta con mezzi e tecniche moderni, appurò l’identità sierologica tra il teschio e le ossa conservate a Praga con il frammento portato da Roma, mentre dimostrò l’estraneità del cranio esistente ad Aquisgrana.

Il teschio conservato a Gniezno non fu esaminato.

Si può dire, allora, che la maggior parte delle reliquie vere di S. Adalberto attualmente sono conservate a Praga nella Cattedrale e che a Roma, nella chiesa che un tempo fu a lui dedicata, veramente da Ottone III vennero portate nell’anno mille alcune reliquie del Santo Martire. (52).