La Città


IL MONTE QUARIN Visualizza Foto

Arrivando a Cormòns, vediamo già da lontano il Monte Quarìn, che si eleva alto quasi come fosse una protezione sopra la città. Sulla parte più alta del monte sorge un Santuario dedicato alla Beata Vergine del Soccorso. In vetta ci sono i resti della Rocca che testimoniano il ruolo strategico che Cormòns rivestì nella storia, dai Romani fino agli Asburgo. Per raggiungere la cima del Quarìn, da cui si gode uno splendido panorama della città dall'alto, spaziando dalle Alpi all'Adriatico, si può salire con la macchina fin sotto al Santuario e poi proseguire a piedi.

UNA PASSEGGIATA PER CORMONS Visualizza Foto

Il centro storico si può facilmente percorrere a piedi partendo da Piazza Libertà, dalla quale si diramano le principali vie della città. Al centro della piazza troneggia la famosa statua bronzea che ritrae l'Imperatore Massimiliano I° d'Asburgo, il quale nel 1518 esentò la città dalle tasse per ben sette anni, per permettere ai Cormonesi di rifarsi dalle guerre contro Venezia. La statua è uno dei pochi monumenti in Italia dedicati ad un sovrano straniero. Alle spalle della statua di Massimiliano I° si trova la Chiesa di Rosa Mistica.

PIAZZA XXIV MAGGIO Visualizza Foto

Procedendo verso l'antico centro storico, si giunge alla monumentale Piazza XXIV Maggio. L'intera piazza è una pregevole opera d'arte architettonica. Progettata dal celebre architetto viennese Podrecca, è realizzata per intero in pietra bianca del Carso e contiene alcuni originali elementi estetici, come la grande fontana ricavata da un unico blocco discoidale di marmo rosso, alcune particolari colonne mozze od oblique, strani paracarri sferici, ecc. Nei pressi della fontana, su un apposito supporto, è collocata la scultura bronzea del Lanciasassi, opera dello scultore cormonese Canciani.

IL MUNICIPIO E L'ENOTECA Visualizza Foto

Lungo il lato maggiore della Piazza si trova Palazzo Locatelli, costruito nel 1700, oggi sede del Municipio. Nei giardini interni si trova il Museo Civico del Territorio, contenente numerose sculture del Canciani e sede di numerose esposizioni temporanee d'arte. Sull'angolo sinistro di Palazzo Locatelli è possibile fermarsi all'Enoteca di Cormòns, dove degustare i migliori vini della produzione locale DOC Collio e Isonzo, e dove si può anche assaggiare il pregiatissimo prosciutto di Cormòns, prodotto artigianale delicatamente affumicato. Volgendoci ora in direzione opposta, verso il Monte Quarin, il quadro si completa con l'elegante campanile del Duomo.

LA CENTA Visualizza Foto

Passando dietro l'abside del Duomo, si può raggiungere il punto più caratteristico del centro storico: la Centa. Si tratta di un antico complesso di muri e di edifici che circondano e proteggono il Duomo di Cormòns, percorsi da un labirinto di vecchie stradine pedonali attorno alla grande Chiesa e che conservano ancora l'impianto urbanistico medievale.

IL DUOMO Visualizza Foto

Il Duomo di Cormòns (dedicato a Sant'Adalberto) è la principale Chiesa di Cormòns. Essa domina il centro storico da una posizione leggermente sopraelevata, e vi si accede da un'ampia scalinata frontale. Il campanile, in tutta la Diocesi di Gorizia, è il secondo in altezza dopo quello di Aquileia. Nei sotterranei sono custodite alcune preziose mummie, vecchie di 300 anni e non accessibili al pubblico.


La Storia


LE ORIGINI

L'abitato di Cormòns è di origine preromana; il suo territorio, infatti, fu popolato sin dalla preistoria. Si presume che il nome Cormòns derivi appunto dalla parola celtica "carmo" che significa donnola, oppure dal celtico "kar" che significa roccia (da cui Carnia). In epoca romana, il paese si sviluppò attorno all'incrocio tra le strade che conducevano ad Aquileia e a Cividale, mentre il sovrastante Monte Quarin assunse importanza strategica venendo probabilmente fortificato come castrum.

L'EPOCA PATRIARCALE

Dopo la caduta dell'impero romano, la fortificazione sul Quarin offì alla popolazione più volte riparo dai barbari, cedendo soltanto ai Longobardi entrati in Italia nel 568, ma resistendo agli Avari all'inizio del VII secolo. Fu cos&igravi; che, per motivi di sicurezza, Cormòns dopo lo scisma dei tre capitoli, divenne sede del Patriarca di Aquileia dal 628 fino al 737, quando il patriarca Callisto si trasferì a Cividale. I ripetuti conflitti indussero i residenti a costruire, verso il XIII secolo, delle strutture difensive, dette cente, anche ai piedi del monte Quarin, i cui resti sono tuttora visibili nella struttura urbanistica del centro storico.

L'ANTICA CONTEA

La posizione strategica di Cormòns determinò continue contese tra il patriarcato di Aquileia e i Conti di Gorizia, brevemente interrotte dalla pace di S. Quirino nel 1202, e poi continuate sino al 1286 quando i Conti di Gorizia ebbero definitivamente la supremazia. Cormòns fece parte della Contea di Gorizia per oltre due secoli, fin quando nel 1497 la Rocca di Cormòns e altri castelli goriziani furono ceduti a Massimiliano I° d'Asburgo, da parte di Leonardo ultimo Conte di Gorizia. Nel 1500 alla morte di Leonardo tutta la Contea passò poi agli Asburgo.

MASSIMILIANO I°

Nel 1508 l'esercito di Massimiliano I° d'Asburgo si scontrò contro Venezia - che già nel 1477 era intervenuta sull'Isonzo per contrastare i Turchi - e alla fine Cormòns fu occupata e distrutta dai Veneziani. Massimiliano però nel 1511 riprese e poi perse di nuovo la Rocca, finchè nel 1518 essa fu conquistata definitivamente dall'esercito imperiale, lasciando i ruderi che ancora resistono sul Quarin. Dopo queste guerre in cui i Cormonesi molto soffrirono, Massimiliano nel 1518 concesse privilegi economici e confermò speciali statuti a Cormòns. Da allora, la città fu asburgica per 4 secoli.

DAGLI ASBURGO ALL'ITALIA

Durante i 400 anni di appartenenza all'Impero degli Asburgo, la città di Cormòns crebbe e si sviluppòil centro urbano ai piedi del Monte Quarin assunse così l'aspetto che esso conserva tuttora. In quest'epoca, Cormòns conobbe un periodo di notevole floridezza, testimoniata anche dai bei palazzi barocchi e neoclassici che si possono ancora ammirare nel centro storico. La città rimase austriaca anche dopo l'annessione del Friuli al Regno d'Italia nel 1866. Cormòns divenne italiana soltanto dopo la Prima Guerra Mondiale.


Sant'Adalberto Vescovo Martire

Vescovo di Praga Patrono di Cormòns

Sant'Adalberto nacque a Libice in Boemia intorno all'anno 953 da una delle più potenti e nobili famiglie del tempo. Fu battezzato con il nome di Vojotech che in lingua ceca significa "forte in battaglia" o anche "splendido nella nobiltà". Studiò a Magdeburgo alla scuola del Vescovo Alberto. All'atto della cresima assunse, in onore del proprio maestro, il nome di Adalberto. Terminati gli studi ritornò in Patria nel 981 ponendosi al servizio di Titmaro, primo Vescovo di Praga. Alla morte di questi, avvenuta pochi mesi dopo, Adalberto fu convocato dall'Imperatore Ottone II a Verona e qui venne nominato successore di Titmaro.

Ritornato a Praga, entrò nella città a piedi nudi in atteggiamento di estrema umiltà. L'ostilità dei governanti, i rozzi costumi della sua gente, ancora molto legata a pratiche di riti pagani e la lotta che fieramente condusse contro il commercio degli schiavi, lo posero in così forte contrasto con la classe dirigente e la nobiltà, che fu costretto a lasciare Praga. Si rifugiò in Italia, a Roma, nel Monastero di San Bonifacio ed Alessio, sul colle dell'Avventino abbracciando la regola di San Benedetto. Qui visse nella penitenza e nella preghiera per quasi tre anni, fino quando, su richiesta di un'ambasceria del proprio paese, non ritorna a Praga per riprendere il proprio ministero vescovile.

Giunse nella sua città nel 992 dedicandosi con intensa attività alla moralizzazione dei costumi, alla fondazione dei monasteri e alla evangelizzazione. Compie viaggi missionari in Unghia ed in questa terra favorisce la diffusione del cristianesimo, tanto che la tradizione vuole che sia stato proprio Sant'Adalberto a battezzare Santo Stefano Re d'Ungheria. Sorti nuovi e più profondi contrasti con i governanti boemi, nel 995 il Vescovo fu costretto a fuggire da Praga per la seconda volta e si rifugi6ograve; nuovamente nel Monastero sull'Aventino, dedicandosi alla contemplazione e alla preghiera.

Il Sinodo Romano, sollecitato dal Vescovo di Magonza e dall'Imperatore Ottone III, lo invitò a ritornare a Praga per riprendere possesso della cattedra vescovile. Quando Adalberto si trovava sulla strada del ritorno, gli giunse notizia che la sua famiglia fu trucidata dagli avversari politici. Questo rese impossibile il suo ritorno e decise quindi di portare avanti il progetto di una missione evangelizzatrice nelle terre pagane della Prussia. Accompagnato dal fratello Gaudenzio, unico familiare superstite, Adalberto si preparò con entusiasmo alla missione.

Compì un pellegrinaggio di preparazione spirituale attraverso la Francia sulle tombe dei grandi Santi del passato e giunse in Germania presso la Corte dell'Imperatore Ottone III nel dicembre del 996. All'inizio della primavera dell'anno successivo, senza scorta armata e in compagnia del fratello Gaudenzio e di un altro monaco, si inoltrò in territorio pagano, ben conoscendo l'ostilità delle popolazioni indigene. Il 17 aprile 997 i tre missionari vennero arrestati mentre stavano predicando il Vangelo in un villaggio. Furono processati, espulsi e minacciati di morte, se fossero tornati. Pochi giorni dopo, Adalberto ed i suoi compagni ripresero il cammino verso altri villaggi per continuare la missione, ma contro di loro improvvisamente irruppero dei guerrieri al comando di un sacerdote pagano. Adalberto fu trascinato su una collina, dove venne immediatamente trafitto da numerose lance ed ucciso sotto gli occhi terrorizzati dei compagni. I carnefici troncarono poi la sua testa, conficcandola sulla punta di un'asta come monito: era il 23 aprile 997.

Le agiografie del tempo narrano che il corpo mutilato e straziato del Martire rimase per alcuni giorni vegliato, e difeso dall'aggressione delle fiere, da un'aquila, fino a quando non venne riscattato a peso d'oro dal Duca polacco Boleslao il Coraggioso e traslato con tutti gli onori nella Chiesa di Gniezno, elevata pochi anni dopo a prima Diocesi cristiana della Polonia. Questa traslazione è ancora oggi ricordata dalla Chiesa Polacca il 20 ottobre e probabilmente tramanda il ricordo della canonizzazione di Sant'Adalberto avvenuta nel 999 sotto il pontificato di Papa Silvestro II.

L'iconografia tradizionale raffigura il Martire con il corpo trafitto da sette lance, il capo mozzato tenuto in mano, mentre in alto vola un'aquila. Il culto del Vescovo Martire si diffuse subito in tutta l'Europa germanica e slava e Sant'Adalberto è uno dei pochi Santi della liturgia latina celebrato ancora oggi dalla Chiesa Ortodossa russa. Le spoglie del Martire riposano ora nella Cattedrale di Praga dal 1060 e da allora fino ad oggi, ogni 23 agosto in tutta la Boemia si celebra il ricordo della traslazione da Gniezno.

Come e quando la venerazione per Sant'Adalberto sia giunta, attraverso la Polonia, la Boemia e l'Ungheria, fino a Cormòns non è dato sapere. Certo che la dedicazione del Duomo di Cormòns al "Sanctus et christinissimus Martyr Christi Adalbertus" è antichissima, come è confermato da molti documenti storici.

Ogni pio cormonese ricordi la protezione del Santo Patrono, cantando l'inno che la tradizione a lui attribuisce:

" Gesù Cristo abbi pietà di noi.
Tu, salute della nostra pace, abbi
Pietà di noi.
Ascolta, Signore, la nostra preghiera.
Dà a noi tutti, Signore,
Benedizione e Pace sulla terra "